Tra le tante fraternità che Gabriele d’Annunzio seppe stringere nella sua vita d’azione e di poesia, quella con la Guardia di Finanza è forse la più discreta e la più sincera. Non nasce da un proclama, ma da un riconoscimento silenzioso: l’affinità fra uomini che conoscono la disciplina del rischio e la fedeltà alla propria missione. Anni dopo l’Impresa, d’Annunzio il 9 settembre del 1935 scrivendo al Generale Riccardo Calcagno ne ebbe a dire: «le Guardie di Finanza, le Fiamme gialle, in Fiume d’Italia, furono soldati esemplari, ed io ebbi l’onore di esserne iscritto nel Corpo, di esserne invitato alla mensa. Le Fiamme gialle nella mia memoria splendono e ardono».
A Fiume, infatti, il Poeta accettò di farsi “Appuntato della Guardia di Finanza”, compiendo un gesto di rara semplicità e di profonda bellezza. Non volle essere comandante, ma “subordinato”, ovvero compagno. Vide nei finanzieri di Fiume — nei loro sguardi vigili, nelle mani temprate, nei cuori senza clamore — l’immagine stessa dell’Italia che resiste, che serve senza piegarsi, che tace ma non arretra. Ecco perché ancora anni dopo si disse riconoscente all’Arma che ricorda vicina al suo cuore.
A loro dedicò parole che ancora ardono: “Nec Recisa Recedit”: più che un motto, una fede. Sono parole che racchiudono la sua idea dell’uomo e del destino: si può essere spezzati, mai vinti. A quasi novant’anni dalla sua morte in questa frase vive ancora l’anima del poeta soldato, e con essa quella delle Fiamme Gialle — che da più di un secolo vegliano sui confini visibili e invisibili della nostra libertà.
Al Vittoriale, dove tutto parla di lui — le magnifiche stanze della Prioria, il Parco e i Giardini che custodiscono le reliquie del sacrificio di tanti italiani, gli Archivi dove sono raccolte le centinaia di migliaia delle sue carte — questa memoria non è un cimelio, ma una presenza viva. L’Appuntato d’onore della Guardia di Finanza continua a vegliare i suoi “finanzieri di ferro”, a ricordare che la forza vera è nell’idea che non si piega, nel servizio reso con fierezza e con amore.
Questo volume ne rinnova la testimonianza. Non come celebrazione, ma come invito: a custodire la fiamma, a tenerla alta, anche quando il tempo pare voler spegnere. Perché — e d’Annunzio lo sapeva — la fiamma che non arretra è la sola che davvero illumina. (dalla prefazione di G. B. Guerri)
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Ce ne vorrebbero di soldati di questa stoffa!
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Spedizione gratuita per l'ItaliaLa storia dei Finanzieri salodiani e valsabbini
| Autore | Emanuele Maestri |
|---|---|
| Prefazione a cura di | Giordano Bruno Guerri |
| Casa editrice | Liberedizioni Casa Editrice |





