La storia
Introduzione
Liberedizioni, casa editrice fondata in forma cooperativa nel giugno del 1999, raccoglie in queste
righe il lavoro di questo (primo) quarto di secolo di vita. Lo fa per diverse ragioni. Nell’occasione
dei 25 anni di attività, il racconto che segue riveste, però, ulteriori funzioni, come ad esempio,
l’ambizione di indagare nei dintorni delle ragioni e delle opzioni compiute, dei percorsi editoriali
privilegiati durante i cinque lustri.
Certo la messa a punto dell’elencazione esatta di titoli, autori, copertine, rivesta pure una finalità
scientifico-culturale precisa; consente agli autori di ieri, oggi e… domani di riconoscersi entro un
itinerario mai casuale; riepiloga stagioni di lavoro (e di fatica), di idee, di grafica, scrittura e
conoscenza; aiuta ad approfondire le vicende, le passioni, le scelte che in qualche misura
hanno cercato di costruire l’identità di Liberedizioni.
Il nome
L’atto di fondazione è redatto dal notaio Elena Cairoli presso gli uffici di Confcooperative Brescia.
Liberedizioni è infatti da sempre una cooperativa, che si riconosce pienamente nella sua
formulazione, ovvero “un’associazione autonoma di individui che si uniscono volontariamente
per soddisfare i propri bisogni economici, sociali e culturali e le proprie aspirazioni attraverso la
creazione di una società di proprietà comune e democraticamente controllata”. Nasce nella
forma di produzione lavoro e nel 2011 si trasformerà in cooperativa sociale di tipo A.
Le parole chiave della cooperazione sono semplici nell’elencazione, non sempre facili nella
declinazione.
Liberedizioni ci prova da 25 anni: solidarietà fra i so-ci, dignità del lavoro offerto e qualità dei
servizi resi disponibili. Il mondo cooperativo ha trovato spazio non solo nel funzionamento
interno, ma con numerosi volumi dedicati alla storia di imprese cooperative, con la
pubblicazione di progetti e percorsi, con l’edizione dei risultati derivanti dall’attività di quanti
operano per le proprie comunità.
Normalmente la grande maggioranza delle case editrici ha adottato sin dal suo nascere il
cognome dell’ideatore o proprietario. Non solamente quelle di rilievo nazionale e di lunga
vicenda storica – Laterza, Einaudi, Bompiani, Guanda, Feltrinelli, per citare le maggiori – hanno
optato per questa ragione sociale. Anche editori di più modeste dimensioni, o editrici sorte negli
ultimi anni, non hanno rinunciato a questa idea, frutto di giusto orgoglio e di un pizzico di umana
debolezza.
Liberedizioni ha, viceversa, optato immediatamente per una ragione sociale che esprimesse la
logica che sta alla base del nome adottato, per rendere visibile il proprio impegno e, se volete,
la propria funzione. In due intrecciate direzioni.
Sciogliendo la denominazione assunta è possibile cogliere l’idea di Libere-dizioni, ovvero una
certa libertà di espressione garantita agli autori, entro una visione della cultura editoriale aperta
e inclusiva, in grado di spaziare fra temi del passato e suggestioni del presente, col dichiarato
proposito di valorizzare nuovi autori, di assumere sperimentazioni originali o confermare classici
che ancora parlano al contemporaneo.
In secondo luogo, Liber-edizioni, dove “Liber” asseconda il significato della parola “Libro”
declinata nella forma latina classica e in quella dialettale. A dire della volontà di far incontrare
nelle nostre “edizioni” una cultura alta, espressa nella saggistica, nella poesia o nel testo
d’autore, con la cultura popolare avvicinabile nei romanzi e nei racconti, nella divulgazione
culturale, sportiva, ludica che riesce a far combaciare informazione e lettura senza procedere
nell’ovvietà o nelle cadute di stile.
Queste considerazioni costituiscono, così, la cartina al tornasole di questa idea, che da 25 anni
continua ad accompagnare la nostra attività editoriale. Itinerario che non è illusione, ma criterio
realistico nella sua concretezza. Una consapevolezza critica che si è misurata con un mercato in
continuo mutamento, nella baraonda innescata dal print on demand, dalla stampa digitale in
poche copie, dal proliferare e dal turn over di case editrici arrembanti quanto spesso – ma non
sempre – legate alla mera e necessaria sostenibilità economica.
In quel nome sono riposte le linee guida secondo le quali Liberedizioni da sempre si muove.
Nella ricerca di una coerente identità editoriale, che si forma – lo vedremo nelle pagine che
seguono – nel rapporto consapevole tra l’editore, i redattori, gli autori, i librai, giungendo con
tutto questo a esprimersi pure nei suoi lettori.
I primi anni
L’avvio è dettato, come spesso capita, dal caso e dallo spirito di avventura. I soci iniziali della
Cooperativa svolgono attività diverse. Giornalista, libero professionista distante dall’editoria,
insegnante, commerciante. Per tutti, l’entusiasmo di gettarsi nel mondo dei libri, senza troppe
cognizioni in materia editoriale, societaria, di comunicazione e amministrazione.
E, come altrettanto spesso avviene, la passione per i libri supplisce alla scarsa conoscenza dei
soci circa le difficoltà insite nella propria attività imprenditoriale e della necessità di valutare
con la massima attenzione strategie atte a garantire la stessa sopravvivenza della cooperativa
prima ancora che il suo sviluppo. In realtà, la scelta dei volumi iniziali si rivela fortunata. La prima
collana – presto dismessa – denominata Lapsus calami, che i primi cataloghi abbinavano alla
domanda retorica “o dimenticanze della storia?”, proponeva scritti e inchieste utili a recuperare
i tempi di una contemporaneità spesso e volutamente relegata ai margini della nostra
quotidianità. “Per non assecondare nuovi lapsus historiae”.
Un volume in particolare conosce immediato successo oltre i confini locali. Il titolo è Balletti
verdi. Uno scandalo omosessuale, di Stefano Bolognini – che rielabora qui la sua pionieristica
tesi di laurea. “Balletti verdi” fu il nome con cui l’opinione pubblica identificò lo scandalo legato
al mondo omosessuale di Brescia. Una storia all’italiana, che il volume ricostruisce utilizzando le
fonti più diverse, compresi i ricordi di chi visse in prima persona quell’esperienza. Circoli e librerie
di aperto orientamento lo presentano in diverse città italiane, col risultato di convincere
Liberedizioni a continuare lungo la strada intrapresa.
Un duraturo successo di vendite registra pure l’opera di Marco Belogi, Pantelleria 43 DDay nel
Mediterraneo, che ripercorre l’operazione militare del duro bombardamento e invasione delle
forze armate alleate sull’isola di Pantelleria (1943), ricostruita con decine di immagini inedite
provenienti da archivi militari diversi, opera proposta con mappe e traduzione inglese a fronte.
Così, Liberedizioni prende forma definitiva. Nascono altre collane, come Genius loci, dedicata
alla storia economica e sociale di alcune imprese valsabbine attive fra Otto e Novecento. Inizia
a predominare una visione di diffusione culturale che nei nomi adottati si rivela non velleitaria:
fra i titoli – l’elemento è significativo delle modalità oggi in gran parte venute meno – quelli
voluti da Enti pubblici o imprese, come nel caso delle storie aziendali mai disgiunte dalle
vicende sociali delle piccole comunità interessate, qui raccolte fra il 1999 e il 2005; o nella
collana Cooperare, legata a storie di cooperative o ai materiali da loro prodotti. Ancora, da
segnalare lo straordinario volume di Sandro Prati, Grafica futurista minima (1909-1944),
riccamente illustrato, una vera guida che inizia a porre ordine nel settore certamente meno
indagato – Arte postale e minimalia – del Movimento Futurista.
Nei primi cinque anni di attività Liberedizioni sfiora le 30 edizioni (il primo anno i volumi sono 5).
Numeri esigui, pur se per volumi frutto di inedite ricerche, che non consentono alla Casa editrice
di pensare oltre l’ordinarietà e di arenarsi in alcuni mesi di perfetta inattività. Si paga cioè lo
scotto dell’inesperienza, degli interessi dei singoli soci a prevalere sulla linea editoriale.
Consolidare
Editare, per la casa editrice, nel corso del primo decennio conosce, quindi, alti e bassi. Una
sessantina di opere in dieci anni, che segnano una stagnazione che durerà ancora per un altro
lustro. Non mancano però alcune operazioni di un certo interesse, e novità. Come nel caso della
collana, anch’essa da tempo chiusa, denominata Pocket, in formato ridotto 10,5×11,5 cm e
grafica accurata – alcuni excursus in ambiti eterogenei, con la duplice chiave dell’utilizzo di
grafica e iconografia locale unita a citazioni strettamente legate a scritti e fonti del medesimo
soggetto: un intrigante specchio per richiamare le suggestioni della storia locale al
palcoscenico della sorpresa. Volumetti dedicati alle donne bresciane per l’occasione dell’8
marzo, al mondo sportivo, ai servizi della multiutility cittadina.
Ancora, il libello dal titolo Passioni libertarie – un vero long seller ancor’oggi venduto -, che
riunisce brevi testi relativi al sentimento e all’erotismo nel pensiero anarchico di ieri e di oggi:
dieci passioni e qualche limitazione per conoscere il pensiero dei libertari in fatto di anima e
cuore. I volumi dedicati alla fantastica Montisola, di Fiorello Turla, fra storia, fotografia e
narrazione, il volume del bergamasco Matteo Lusso, Quello che ai genitori non diciamo. Viaggio
nel mondo dei ragazzi attraverso la lettura dei loro componimenti, le guide con indicazioni
tecniche realizzati con Confcooperative Brescia, i volumi della collana Area, per l’omonima
cooperativa sociale.
Fatica, si diceva all’inizio, che pesa di fatto sulle spalle di un paio di persone: impegno mentale,
di tempo, fisico a qualsiasi livello. E, pure, idee, alcune dovute alla creatività di chi ruota intorno a
Liberedizioni: amici giornalisti, il designer – Luigi Di Pasquale – ingegnere bravo, generoso e
innovativo, nuovi autori e quanti amano confrontarsi per chiarire e meglio far maturare idee e
progetti. Un patrimonio che cresce e che rappresenta altra anima delle attività non solo
editoriali della casa editrice.
Offriamo oggi un “catalogo” che non è certamente la storia della casa editrice, ma già si è
consapevoli che questo è traccia di una memoria necessaria, preziosa pista per procedere a un
suo approfondimento. Catalogo che già nel 2009 – comprendente 63 titoli – riportava,
preceduta dalla citazione “Vero scopo dei libri è costringere la mente a lavorare per proprio
conto” di Christofer Morley – la seguente breve introduzione: “Editare libri per passione,
rendendo disponibili storie e racconti che appartengono al nostro passato e, dunque, al nostro
futuro. Offrire al lettore, per utilizzare le parole di Valentino Bompiani, la possibilità di leggere non
per divertimento, né per istruirsi, ma molto più semplicemente per vivere. Un’ambizione
certamente, perseguita però con l’umiltà di chi ama i libri, le sue forme e le sue pagine, i suoi
autori e le loro idee. Provava anche a compendiare allora la fatica editoriale e la gioia
quotidiana di una piccola casa editrice: non un arido elenco di autori e titoli, ma piuttosto il
tentativo di ampliare la conoscenza, il frutto di un impegno che intende riassumere le passioni
di chi ha inteso dare vita a questa piccola ma dinamica realtà”.
Propositi chiari, che rendono noti i termini della questione editoriale perseguita. In questo
decennio sono nate altre collane, ancora oggi aperte e alimentate da nuovi lavori, di cui diamo
conto nell’apposito paragrafo. Tuttavia non sono mancate le difficoltà.
La sede si sposta a Brescia, a Borgo Trento, fra le botteghe e le attività che Lino Monchieri ha
saggiamente narrato in alcune sue (non nostre) opere. Una scelta che si rivela presto
insostenibile, che allontana alcuni soci e che si riflette pesantemente sul numero dei volumi
pubblicati nelle ultime stagioni di questo primo decennio.
Occorrono pazienza, disponibilità, e pure un nuovo con-tributo – in termini finanziari e di
passione – da parte dei soci rimasti, che non lesinano la propria vicinanza.
Un’occasione per verificare ancora una volta come la discriminante legata al proseguimento
dell’attività non sia fra mercato e cultura, bensì il diverso modo in cui questi due momenti
interagiscono o prevalgono.
Si aggiungono alcune significative opere, come la impegnativa ristampa anastatica, completa
di indici e una ricca premessa, dell’opera di Giuseppe Solitro, Benaco: un ricercato volume di
storia gardesana, edito nel 1897 e da tempo esaurito, composto di oltre 850 pagine; i primi
numeri della nuova collana editoriale Bs64; il bel volume di storie familiari del giornalista Valerio
Di Donato, Istrianieri. Storie di esilio, nel solco della ricerca storica più seria; il volume di Maurizio
Abastanotti, A chi dimanda di me. Lettere e diari di soldati gardesani e valsabbini alla Grande
Guerra, che raggiunge la seconda edizione, il curioso volume titolato Brescia, Darmstadt,
Logroño. Gemellaggio europeo, che racconta delle tre città unite dal gemellaggio ufficiale, con
traduzioni nelle tre lingue nazionali.
Pensare i libri
Il citato patrimonio di uomini e idee, che si modulano in ritmi diversi nella stessa esperienza
quotidiana, trova sbocco nella creazione del tutto informale di un gruppo denominato “Amici di
Led”, che per alcuni anni si ritrova a ragionar di libri: ne fanno parte docenti universitari, grafici,
giornalisti, esperti locali e altri appassionati, verso i quali Liberedizioni nutre ancora oggi
sentimenti di gratitudine, anche per i non pochi consigli non seguiti per le ragioni più diverse. Da
loro vengono anche utilissime indicazioni, la presentazione di nuovi autori e l’ingaggio di nuovi
temi. Anche loro vivono gli elementi di debolezza e vulnerabilità di Liberedizioni, precisando il
confine fra imprenditorialità e sforzo culturale, l’intreccio fra aziendalismo e interessi, amicizie e
competenze.
Una politica di relazioni che si amplia e si mantiene per anni. Gli “Amici di Led” esprimono
vicinanza all’attività editoriale, attivismo culturale e civile, coltivando da par loro il difficile
equilibrio fra scritture popolari e scientifiche, oltre che fra valori di mercato e valori di cultura.
Sino a proporre precise opzioni grafiche – come per una intera collana – o titoli di buon
interesse – come il volume La Leonessa che uccide, curato da Carlo Alberto Romano
dell’Università di Brescia, una raccolta di saggi dedicati all’omicidio ed altri reati di sangue, nella
comparazione in chiave storica, sociologica, statistica e criminale. Dallo stesso professor
Romano giunge pure l’edizione de Le normative sugli stupefacenti, del 2011, e Marciapiedi, Sbarre
e Minareti.
È questo gruppo, a grandezza variabile e che si riunisce “come dove e quando può”, che aiuta
l’editore nella complessa formazione personale, quale composta sedimentazione di esperienze
le più diverse e che, come visto, si riversano nelle diverse collane come in singoli volumi. Così, a
titolo d’esempio, il senatore Paolo Corsini, ha detto tempo fa delle nostre attività: “Un filo
conduttore ben riconoscibile contrassegna la saggistica di Liberedizioni: il disegno di coniugare
memoria – senso di un cammino, storia-processi di lungo periodo e accadimenti -, nonché
intelligenza del presente – i suoi problemi, le possibili prospettive – in un tempo denso di
incognite, di sfide, di repentini cambiamenti. Molteplici le piste lungo le quali si viene
componendo il quadro d’insieme in cui campeggiano Brescia e il suo territorio: profili di
personalità della cultura e della politica, ricognizione dei tratti originari e caratterizzanti un
costume, valorizzazione di tradizioni spirituali ed esperienze religiose, riscoperta di vicende
letterarie e artistiche, recupero della presenza di beni culturali e attività produttive, analisi del
paesaggio, della sua conformazione e struttura. Pure indagini – una forma di inchiesta che
diventa saggio breve – sulla Brescia contemporanea, sui suoi successi e le sue virtù, ma pure
sulle contraddizioni della città “nervosa e scabrosa”, dopo la conclusione di quella fordista, dei
capannoni industriali e delle ciminiere, allorché città e territorio diventano crocevia di relazioni,
snodo di filiere, contesto di gravitazione di tutti i fenomeni della contemporaneità, a partire dalle
emergenze ambientali e dalla mutazione della composizione demografica che apre lo sguardo
al mondo e gli consente occhi nuovi. Una saggistica sempre ragionata, stimolante, persino
provocatoria, che offre strumenti atti a placare le nostre inquietudini e soddisfare le nostre
attese. Sempre nel segno di una eccellente qualità grafica e di un’autentica passione
editoriale”.
Frattanto la sede operativa si sposta a Castenedolo, in una palazzina degli anni Sessanta con
un breve giardino e, soprattutto, un bersò di profumata e ombrosa glicine, con tavolo in pietra
che diviene frequentazione estiva e gradevole luogo di incontri.
Giungono annualmente in casa editrice alcuni stagisti, grazie alle convenzioni stipulate con
l’Università di Verona, l’Università di Trento, alcune Accademie di Belle Arti e Istituti scolastici
superiori. Si unisce una stagista tedesca, Anna Kathrin, che mostra curiosità, interesse e
applicazione e che resta a lungo legata – dalla Germania – alle attività di Liberedizioni. Così
pure per Ana, dalla marca spagnola dell’Andalusia. È qui che si rinsaldano rapporti di reciproca
fiducia, che si innestano il dibattito, la ricerca e la diffusa creatività.
Negli anni posti a cavallo dei due primi decenni del nuovo secolo altri titoli di buon successo
caratterizzano l’operosità editoriale, come i volumi legati all’attività dell’Ecomuseo del Botticino,
le opere editate nell’oc-casione del 2011 del centocinquantesimo dell’unità nazionale; i due
volumi Canti popolari bresciani, curati magistralmente dai due docenti di conservatorio Ennio
Bertolotti e Tommaso Ziliani; il volume e relativa mappa Il fiume e la fabbrica, che grazie ad un
bando regionale legato alla valorizzazione di percorsi letterari, riporta brani e tappe legate ad
autori di Vallesabbia; i volumi che raccontano temi di costrizione e di esperienze individuali nel
sindacato e nell’adesione mafiosa; i volumi editati in collaborazione con la “Fondazione Guido
Piccini per i diritti dell’uomo” relativi al lavoro culturale e la solidarietà a livello nazionale e
internazionale, a iniziare dalla collana Aprimondo, diretta da Franco Valenti, svelte pagine per
inquadrare i temi dell’immigrazione e dei fenomeni discriminatori; la collana Dentro/Fuori, con
volumi legati alla realtà del carcere e della giustizia ripartiva.
Altre collane hanno navigato con alimentazione alterna, senza cronologie studiate, ma sempre
validi contenitori di singolari scoperte e divulgazioni.
Ancora, da segnalare il volume dal titolo Malabrixia, che pone in ordine alfabetico le troppe cose
della città che “non piacciono” e non possono piacere a chi la vuole migliore, con l’idea di farne
delle voci di un dizionario inconsueto, ciascuna accompagnata dalla sua storia (vale la pena di
rammentarle: Alcolismo, Armi, Bullismo, Caffaro, Carcere, Criminalità – Dissimulazione
consapevole, Droga, Ecomafie, Evasione fiscale, Inquinamento, Mafia, Morti bianche, Nuove
dipendenze, Omicidio, Paraschiavismo, Pedofilia, Rifiuti, Rifugiati, Sostanze stupefacenti, Suicidio,
Traffico, Tratta, Ultras, Vittime della strada, Vista da fuori: Brescia, Italia).
Si avviano alcune pubblicazioni dedicate al mondo dell’infanzia e a quello del fantasy, così
come si coglie l’occasione del centenario della Grande guerra per rea-
lizzare numerose opere dedicate al tema, ma con sguardo antropologico e didattico: da citare i
tre volumi legati a quelle stagioni nelle località gardesane e l’imponente opera composta da
600 pagine dal titolo La baionetta e l’inchiostro. I bresciani alla Grande guerra, che racconta,
attraverso documenti, lettere, giornali, manifesti, diari e testimonianze di reduci la Prima guerra
mondiale ai confini bresciani o la guerra dei vari fronti vista dai soldati bresciani, mediante
un’antologia suddivisa in ben 72 voci, mda “Aerei” a “Volontari”. Da qui nasce la collana – più
formale che rigidamente intesa – denominata Mondi bellum, che raccoglie diari, testimonianze
e altri materiali legati alle vicende delle due guerre mondiali e della Resistenza.
Coltivare storia e contemporaneità
Riferendoci sempre al catalogo, quello edito per i quindici anni di attività che si componeva di:
30 opere di narrativa, 25 per la riordinata collana denominata Brixia, di altri 29 titoli per la
narrativa, la collana Bs64 di 12 opere, 17 i titoli di Effemeridi – che sarà la collana jolly per
accogliere varie tematiche, 17 i libri della saggistica (depurata quindi in buona parte delle opere
legate al territorio bresciano), 6 i volumi di poesia denominata Rime, 8 i libri per l’infanzia in
Trottole, altri 33 volumi raccolti di alcune sezioni (fra le quali, la collana Cinema italiano del
critico cinematografico Alberto Pesce).
Ovvero oltre 170 titoli, in una scansione che, come detto, si mostra, nonostante gli sforzi
classificatori della nostra produzione editoriale del gennaio 2015, in serie annuali disomogenee:
dagli 8 libri del 2009 ai 24 titoli editi nel 2011, nuovamente ai soli 9 dell’anno seguente, per tornare
ai 20 del 2014.
Permane, comunque, la capacità di allargare l’attività editoriale, coprendo un arco sempre più
ricco di iniziative – cresce per esempio notevolmente il numero di presentazioni pubbliche dei
volumi – e di ricerche editate, dalla storia locale alle autobiografie di vita, dai romanzi di
ambientazione bresciana e non, da monologhi teatrali dedicati a padre Marcolini e i due titolati
Buonasera e C Credo opera di un autore come Michele Beltrami, fra l’altro, vincitore del Premio
Ubu per il teatro di strada.
Come ha scritto il giornalista Massimo Tedeschi sul Corriere della Sera, “raccontare dei libri della
Casa editrice costituisce l’occasione per stilare un attestato pubblico di gratitudine a
Liberedizioni e ai suoi infaticabili animatori. La piccola-grande casa editrice gavardese ha
evidentemente colmato un vuoto, ha offerto uno strumento che il mondo degli autori, dei lettori
e degli studiosi attendevano, forse addirittura reclamavano: una casa editrice, cioè, che
guardasse al territorio bresciano come ambito d’elezione offrendosi come strumento flessibile e
accogliente, come vetrina e laboratorio. Basta scorrere i titoli della nostra produzione per
osservare la varietà delle collane e degli ambiti, per avvertire la domanda che aleggiava a
Brescia e la risposta che Liberedizioni ha saputo offrire. Nella narrativa sono evidenti
l’opportunità e lo stimolo offerti a tanti autori che hanno potuto sperimentare, divertirsi, qualche
volta creare personaggi letterari diventati oggetto di culto. Il mondo della cooperazione, gli
appassionati di cinema e di musica, gli amanti dei libri illustrati trovano nelle nostre opere la
rispondenza ai loro interessi. Un merito particolare va riconosciuto a questa casa editrice per la
varietà di opere storiche e di saggistica (spesso innovativa, con formati standardizzati
particolarmente chiari e divulgativi) che ha saputo offrire a Brescia, per la riedizione di alcuni
classici ormai introvabili – dalla Curt dei pulì all’ottocentesco Solitro – e per il recupero di alcune
figure di intellettuali che hanno fatto la Brescia del Secondo Novecento come Elena Piovani,
Mario Lussignoli e Renzo Baldo. Un’azione editoriale, che fanno ora della varietà e della
originalità i propri punti di forza”.
Negli anni, preziosissimo l’aiuto di volontari non solo soci e pure di autori, in grado di sostenere
alcuni progetti e, soprattutto, di operare nella quotidiana attività – anche per lavori di
magazzino, incombenze gravose o noiose, aiuto agli stand fieristici – iniettando massicce dosi di
entusiasmo.
Fra le operazioni di carattere promozionale e culturale si inseriscono le distribuzioni di alcune
opere con i due quotidiani locali, il Giornale di Brescia: Come la mappa del cielo, Il Giudice
Albertano, le sette guide I Tesori nascosti in collaborazione con lo studio BAMS di Montichiari,
Florin e l’isola degli ombrelli e Favole ri-costituenti (con Anpi di Brescia); abbiamo distribuito con
Bresciaggi 1 è uno, I caduti bresciani nella Grande guerra, con l’elenco completo dei soldati
bresciani suddivisi per luogo di nascita e arricchito da statistiche essenziali.
Tessere relazioni
Come ha scritto la direttrice del “Giornale di Brescia”, Nunzia Vallini, “I romanzi di Liberedizioni,
non di rado ambientati nel nostro territorio, la saggistica, sempre all’incrocio fra storia locale e
paradigmi nazionali, i piccoli libretti illustrati per l’infanzia, la poesia – coraggiosa scelta nella
velocità del quotidiano – provano a trattenere un’idea di ‘necessità’ per quanti ritengono le
pagine di un libro scrigno di conoscenza e di svago, alimento del proprio presente. Anche il
“Giornale di Brescia” ha accolto la distribuzione di opere edite da Liberedizioni. Così come i lettori
bresciani e non solo continuano a fare oggi accogliendoli nelle loro biblioteche di casa”.
Da ricordare, negli anni che avvicinano al ventennale, le collaborazioni instaurate con la “Casa
della Memoria”, presieduta da Manlio Milani, attraverso la pubblicazione di opere dedicate alla
memoria della strage di piazza della Loggia del 28 maggio 1974, le intraprese condotte con
alcune associazioni formate da donne pronte nel raccontare vicende poco note di affermazione
e riscatto, con l’Anpi di Brescia, collaborazione avviata con la realizzazione del volume Ragazzi e
ragazze del secolo scorso, molto apprezzato e di larga diffusione.
Ancora, edizioni realizzate con numerose collaborazioni, ovvero con varie municipalità;
l’Associazione Carcere e Territorio; alcuni docenti universitari delle facoltà di Ingegneria e di
Diritto per edizioni di volumi di studio; con Avis Provinciale (con due volumi dedicati alla storia
associativa); i Lions (“Liberedizioni – così Daniela Rossi, oggi governatrice Lions – apre i propri a
scaffali a quanti cercano nuovi capitoli di un’avvincente storia. E lo fa con la stessa cura
empatica con la quale accompagna i suoi Autori nel loro percorso creativo, quasi in punta di
piedi per rispetto del processo elaborativo, offrendo anche all’esordiente tutti gli strumenti
editoriali e professionali di cui è spesso ignaro, inconsapevole e timoroso”).
Durano tutt’ora le collaborazioni con la Fondazione “Luigi Micheletti”, centro di ricerca sull’età
contemporanea; Confcooperative Brescia e Fondazione Ds Brescia, per alcune importanti
collane di saggistica, riepilogate più avanti.
Particolare, il feeling col mondo della cooperazione bresciana resta duraturo e sempre più
consistente. Sono decine i volumi curati ed editati per singole cooperative, altrettante le
iniziative di promozione, presentazione e discussione sui temi legati alle ricerche e alle storie
pubblicate, da quelle citate di “Area” al “Consorzio Fraternità”, alle molte opzioni di costruzione
di eventi delle sigle cooperative provinciali (come il meeting “Ti Incontro” del 2019, o il
programma per “Bergamo Brescia 2023 capitale della cultura”) o all’Annuario delle attività
regionali e nazionali, e il volume digitale realizzato per Federsolidarietà nazionale. Notizie, è Il
periodico trimestrale di Confcooperative di Brescia, al quale si aggiungono brochure e calendari
da tavolo con i quali Confcooperative omaggia le sue cooperative, sempre di produzione della
Casa editrice.
Feconda, seppur temporanea, la collaborazione con l’antica Accademia dell’Ateneo di Salò, con
volumi e per alcuni anni l’edizione della rivista Memorie dell’Ateneo di Salò. Come ha scritto la
sua presidente Elena Ledda, “il saper ascoltare l’autore o il committente, l’essere in grado di
dare consigli e suggerimenti sia per l’editing che per la grafica, la forte volontà di far conoscere
attraverso una valida campagna promozionale anche l’opera di un autore esordiente, sono tutti
elementi che contraddistinguono un bravo editore. Liberedizioni ne è un patente esempio, non
solo a livello locale. L’Ateneo di Salò, che opera in ambito culturale sul nostro territorio da oltre
450 anni, in più occasioni si è rivolto a Liberedizioni per la stampa delle proprie opere, riviste e
monografie, certo di poter trovare competenza, efficienza, ma anche massima disponibilità
all’ascolto e alla collaborazione”.
Per la narrativa si segnalano frattanto due autori di vaglia: Lucio Dall’Angelo, già vincitore del
Premio “Tedeschi” per il giallo e autore Mondadori, e Samuela Salvotti, che ci cede il testo in
prima edizione Concepiti in ventri di regine, vincitore del prestigioso premio nazionale “Italo
Calvino”, IX edizione 1996, mai pubblicato, presieduto da Pier Vittorio Tondelli e Geno Pampaloni.
Ancora, i raffinati gialli del Giudice Albertano, ambientati nel medioevo bresciano, di Enrico
Giustacchini e quelli legati alla Brescia del primo Novecento, scritti con convincenti
ambientazioni, di Enrico Mirani, anch’essi long seller di apposite collane alle quali si rimanda.
Per la saggistica, escono atti di convegni dedicati ancora alla Grande guerra o Seminari di
storia lacustre promossi dall’Ateneo di Salò, e i fortunati volumi Passeggiate geologiche nelle
valli bresciane, di Alberto Clerici e Claudio Colombo e La vetta e l’abisso, metafore della
montagna, di Debora Visconti. Il volume Conversazioni con il fotografo, frutto dell’acquisizione
dei diritti dell’omonima opera francese dalla casa editrice Dupuis, volume che indaga sul
rapporto fra fotografia e guerre, libro più volte presentato anche con mostre e dibattiti.
Notevoli le opere curate con intelligenza da Riccardo Sessa, Tragedie dello storico
cinquecentesco Bongianni Gratarolo e De hortorum cultura e altre opere, di Giuseppe Milio
Voltolina anch’esso autore del XVI secolo.
Nasce la collana denominata Simbionte, con tre volumi dedicati al paesaggio e alla sua
abitabilità, attraverso una pluralità di linguaggi e modalità di pensiero e, nel 2018, viene
pubblicato con Andrea Vigani l’importante e ristampato volume – Un lampo di verità il titolo –
che riporta e commenta la sentenza definitiva della condanna dei mandanti della strage di
piazza della Loggia. Quello stesso anno vede la luce il coloratissimo Catalogo Graduali del
Museo di Salò, con premessa dello storico Giordano Bruno Guerri.
Le edizioni e i cataloghi non rendono però conto del sommerso, composto, oltre che di rifiuti, di
progetti non realizzati – come nel caso di alcuni titoli mai editati nella collana Bs64 o saggistica
particolarmente impegnativa -, di scelte (dimezzamenti, riscritture, rinvii) frutto di censure e
autocensure.
Del resto, come si è scritto, un buon editore è quello che pubblica circa un decimo dei libri che
vorrebbe e forse dovrebbe pubblicare. Certo non sono qui enumerate le centinaia di
presentazioni di opere che ogni mese in questi anni si sono organizzate in varie località
lombarde (ne abbiamo contate, per difetto, oltre ottocento in venticinque anni), che significano,
oltre che meritata vetrina per l’autore, dialogo con enti, biblioteche, associazioni e, dall’altro lato,
con giornalisti, attori e musicisti chiamati ad animare gli incontri.
Per dirla con le parole di Enrico Mirani del “Giornale di Brescia”: “Liberedizioni da tempo perlustra
luoghi e visi, fatti e persone, linguaggi e ambienti. Una somma di storie bresciane che
diversamente sarebbero rimaste nella penna o nel cassetto degli autori. Liberedizioni è un
prezioso strumento culturale, che accoglie e stimola idee narrative, offrendo uno spazio di
libertà (appunto) in cui raccontare la visione di uomini e cose. Una opportunità per gli autori e
per i lettori di sviluppare la conoscenza di Brescia e dei Bresciani, nella diversità di stili e soggetti.
Gialli, monografie, vicende locali: racconti che fanno più ricca la straordinaria esperienza della
scrittura e della lettura. La provincia, al pari delle grandi città, costituisce un serbatoio
inesauribile di piccole storie, tessere della grande Storia, che ancora aspettano di essere
narrate. Liberedizioni è una pagina aperta su cui scriverle”.
Inevitabile, infine, la domanda circa la declinazione politica della Casa editrice. Liberedizioni ha
deciso di non inquadrarsi, e pur nel contempo di impegnarsi nell’ordine democratico
antifascista. Questo ha significato comunque realizzare volumi dedicati alla storia del
comunismo (con titoli quali Compagne o Comunisti), così come per la narrazione di esperienze
del mondo fascista di oggi, con titoli quali Fascisti 70 di Paola Castriota, o Il cuore nero della
città, testo breve ed aspro, e Muori presto, resoconto rapido e scabro delle abitudini illiberali,
entrambe di Federico Gervasoni, alcuni giunti anche alla ristampa, oltre che a biografie di
uomini del mondo liberale e cattolico o alcuni volumi di carattere resistenziale, editati in
collaborazione con l’Anpi.
Titoli che si sono accostati senza costrizioni, senza creare urti e stridori. Opere scelte non già in
omaggio a una qualche doverosità culturale, e nemmeno per la ricerca di uno spirito
ecumenico, ma perché portatrici di una conoscenza utile alla crescita culturale. Dove il lettore
può passare da uno all’altro plausibilmente, per informarsi, mentre Liberedizioni li ha accolti
nella medesima cornice di interesse senza titubanze (se non per alcune presenze di tatuaggi e
zazzere, di chiara provenienza, durante alcune presentazioni pubbliche).
Avere vent’anni
I volumi editati nel 2019 per il ventennale (presentati in un lungo e divertente pomeriggio presso
la sede, tornata nel frattempo a Gavardo, con un centinaio di ospiti), è a questo punto già assai
ricco. Sono oltre 450 i volumi pubblicati, una decina di collane che nel corso delle stagioni
hanno confermato la loro “necessità”, autore dopo autore, titolo dopo titolo. In quelle pagine il
lettore trova alcuni brevi testi di quanti, nel corso del tempo, hanno “lavorato” con Liberedizioni:
giornalisti, romanzieri, storici, librai, bibliotecari, responsabili di istituzioni. Confermando l’idea di
una casa editrice intesa come luogo di relazioni, di reciproci scambi.
Fra gli scritti di quell’anno ci piace riproporre parzialmente quello di un’attenta libraia e di una
efficiente bibliotecaria. Mariella Podavini, della antica libreria Castelli-Podavini di Desenzano del
Garda (della quale nel 2023 Liberedizioni pubblicherà la storia dal titolo Il sogno di un libraio),
così si esprimeva: “Nella mia libreria vale la condivisa mediazione, densa di parole e di ascolto,
fra lettore, libraia ed editore. Libreria come luogo di piacere del vivere. Grazie anche alla Casa
editrice, inesausta nel proporre una narrativa in grado di distinguersi, e una saggistica che, fra
storia e geografia, sa valorizzare un territorio, anche la libreria può così mantenere la propria
identità, proponendo al lettore (prima ancora che al cliente) piccole scoperte così come
splendenti riscoperte. Una Casa che propone raffinate o curiose presentazioni fra le file dei
nostri libri, che promuove incontri con gli autori, che brinda con noi per ogni serata ben riuscita.
Che non impone scelte fra le novità, ma consente di restare aggiornati, che non intasa le nostre
scansie con decine di copie, ma chiede di numeri necessari, titoli opportuni, adeguati temi
d’interesse. Il vantaggio? Una libreria che può fidarsi dell’editore, che può così consigliare al
lettore il giusto titolo e conquistare quindi la sua fiducia, che lo farà tornare in libreria libro dopo
libro”.
Il legame con le librerie è sempre importante.
La distribuzione nel territorio locale è gestita direttamente dalla stessa casa editrice, mentre dal
marzo del 2016 Liberedizioni si serve di due distributori nazionali per le librerie, Fastbook e
Directbook, entrambi di Milano, e Casalini Libri per quella internazionale, che in sette anni
superano le 100.000 copie vendute in ogni angolo d’Italia di nostri libri.
Un sistema articolato ed evoluto di distribuzione libraria grazie al massiccio ricorso
all’automazione dei processi, a innovative strategie commerciali, logistiche, produttive e
promozionali. Un traguardo che solo un paio di case editrici “locali” raggiungono: certamente un
servizio essenziale per i nostri autori, in grado di farsi apprezzare oltre i confini usuali e
alimentare volumi di vendita più significativi.
Promozione mirata sul singolo titolo indirizzata a buyer di catena, librerie indipendenti, grossisti,
o attraverso l’infrastruttura Arianna che veicola giornalmente annunci di uscita e informative
sulle nuove pubblicazioni, sin da tre mesi prima della data ufficiale di pubblicazione. È qui,
inoltre, che si consolidano rapporti (e altri si slegano), che si traggono notizie circa orientamenti
di lettura e andamenti di mercato.
La bibliotecaria gavardese Manuela Franzoni, aggiungeva: “Certamente una biblioteca è la
casa dei libri e di chi li legge, li edita, li conserva. In particolare vi sono alcuni temi cui prestare
attenzione, così come fa la casa editrice Liberedizioni: libri per l’infanzia e l’accompagnamento
alla crescita dei più piccoli, opere che indagano nelle pieghe della storia locale, la narrativa di
autori locali e non solo. A maggior ragione se si opera proprio nello stesso Comune, come la
biblioteca ove lavoro e Liberedizioni che vi ha sede. Una coincidenza che produce risultati
significativi, nel reciproco scambio di informazioni, di approfondimenti e di riflessioni, di
opportunità e sinergie, anche con il Sistema Bibliotecario”.
Con l’ingresso e l’alternarsi di nuovi soci, Liberedizioni acquista nuovo vigore. L’impegno alla
“consonanza” con le idee che fecero nascere la casa editrice si mantiene comunque costante,
nel sodalizio fra soci, autori e lettori. Essere contemporaneamente una “fabbrica produttiva” e,
insieme, una “officina culturale”, con la passione di chi crede che produrre libri significhi, pur
sempre e nonostante, fare cultura: qui si incontrano (e a volte benevolmente si scontrano)
creatività e professionalità, ruoli intellettuali, aziendali, promozionali… visionari.
Si tratta di un fattore decisivo, nell’allargarsi numerico delle pubblicazioni edite – si passa, per
esempio, dalle 16 opere del 2016 alle 36 del 2017 e alle 40 del 2019 –, volto ad assicurare uno
sviluppo armonioso sul mercato, adeguato alla radicale modifica dei gusti dei lettori e delle
stesse modalità di avvicinamento alla lettura. Fra le scelte che si confermano, la volontà di non
realizzare opere digitali – solamente un paio di Epub destinati alla committenza privata – e
mantenere intatta la vocazione a opere durevoli che conservano “il profumo della carta”.
Oltre a distributori, librerie e biblioteche, per Liberedizioni assumono valenza significativa le
partecipazioni a rassegne, festival e fiere locali e nazionali. Lo stand di Liberedizioni è stato
presente (e lo è tuttora) a: Rassegna Microeditoria di Chiari, Librixia di Brescia, Sotto i portici di
Treviglio (Bg), Un ponte di Libri di Gavardo, Un Lago di Libri di Desenzano del Garda, Rocca di
Anfo, Fiera dei Libri a Manerbio, Libri in cantina di Susegana (Tv), Elba Book a Rio Marina (Li),
Arena di Libri a Verona, Scripta manent di Ferrara, Campania Libri di Napoli, Napoli Città Libro di
Napoli, Libri di Castelfranco Veneto (Tv), Libri al sole di Cuggiono (Mi). Ancora una volta luoghi
ed eventi non solo per vendere libri, ma per incontrare lettori, professionisti del settore, possibili
autori o illustratori, dove creare sinergiche collaborazioni.
Le collane editoriali
Le collane possono essere uno strumento importante, poiché i libri sono come perle, preziosi e
unici, in alcuni casi collegati l’uno all’altro da un filo sottile ma indispensabile. Trattano lo stesso
tema, hanno nei romanzi lo stesso personaggio e ambientazione, nei saggi storie simili. Per
renderle riconoscibili si ricorre ad alcuni parametri fissi, ovvero il formato, la grafica o il colore di
copertina e altro ancora. Con libri che finiscono spesso per dialogare anche da una collana
all’altra, proprio come accade negli scaffali dei lettori nei rispettivi personali criteri di
ordinamento. In realtà, Liberedizioni ha scelto di limitare il numero delle sue collane, comunque
numerose e ben nutrite. Una sorta di rispetto per i lettori, che sceglie un singolo libro e non
un’intera serie, anche se non sono mancate – soprattutto per la narrativa – esperienze di un
forte legamento fra lettore e una intera collana di romanzi. Forse il risultato di questo racconto
potrebbe apparire un poco disordinato, ma esprime pure l’originalità di alcune scelte, e il
perseguimento dell’analogo, ovvero la ricerca di un’immagine di copertina che fosse
equivalente al testo interno. Con la convinzione che con un poco di pazienza, di tenacia e di
fantasia, si possa sempre trovare il modo di far avvicinare un lettore ad un libro del quale non
conosce nulla se non la copertina. Una sorta di “variegatezza”, di poikilìa, che è spesso
strumento di coinvolgimento dell’autore, del grafico e di tutta la redazione. Abbiamo
raggruppato alcune collane, tuttora aperte, alle quali rimandiamo per un’esatta descrizione dei
contenuti.
– Altera pars, con la direzione di Roberto Cammarata dell’Università degli studi di Milano e
Thomas Casadei dell’Università degli studi di Modena e Reggio Emilia.
– BS64 propone opere di sintesi rivolte a chi desidera conoscere la declinazione locale di un
argomento nazionale d’attualità: volumetti agili, nella manunziana parva forma.
– Cinema Italiano, che grazie alla sapiente penna del critico cinematografico Alberto Pesce,
passa in rassegna la filmografia nazionale e internazionale del Secondo Novecento.
– Fondazione Ds, è la collana con la caratteristica copertina rossa, che riunisce testi, documenti
e biografie legati alla storia della Sinistra bresciana del Novecento.
– Il Brigadiere del Carmine, autore Enrico Mirani quest’anno al suo ottavo romanzo, ambientato
fra le piazze e le vie del centro storico di Brescia nei primi decenni del Novecento.
– Il Calabrone raccoglie dieci volumi ospitanti gli interventi tenutisi durante gli Incontri di
pensiero proposti dalla cooperativa “Il Calabrone” di Brescia.
– Il Commissario Martini, giunta alla sua quinta uscita, è una serie di gialli polizieschi molto
apprezzata dal pubblico, grazie alla penna popolare di Gianfranco Galli.
– Il Giudice Albertano di Enrico Giustacchini: una collana di gialli storici che ha riscosso grande
successo di critica e di pubblico. Il protagonista è Albertano da Brescia, giudice e letterato
realmente vissuto in età medievale.
– PresenteLegame promossa da Confcooperative Brescia per riflettere sul proprio passato,
proponendo le biografie, gli itinerari, le scelte che oltre a caratterizzare la propria storia.
– Secondorizzonte che nasce dalla collaborazione con il sito di scrittura Secondorizzonte e
raccoglie alcuni romanzi di Carlo Simoni, e componimenti anche poetici di altri autori.
– Tesori nascosti (immagini BamsPhoto). La serie di guide, editata per “Bergamo e Brescia
capitale italiana della cultura 2023”, che illustra le valli, la pianura, i laghi e la città.
Queste collane, molto apprezzate dal pubblico, evitano di identificare i lettori come “clienti”,
quanto piuttosto veri appassionati e fan dei personaggi che animano quelle storie, scritte da
veri e propri escogitatori di sempre inedite e sorprendenti trame. Collane editoriali che
continuano nel contribuire a definire interessi e indirizzi di Liberedizioni.
Si sono frattanto aggiunte nuove edizioni, frutto di significative collaborazioni: i volumi realizzati
con la Associazione di studi storici “Carlo Brusa” di Desenzano del Garda, con edizioni di
biografie e storiche ricerche, che si segnalano perché opere in grado di abbinare rigore
scientifico a curiosità; le cinque agili guide dedicate al Paleolitico redatte dal “Gruppo Grotte
Gavardo”; i molti volumetti realizzati per le scuole superiori dalla “Associazione Carcere e
Territorio” in tema di prevenzione; le storie di alcuni Gruppi alpini bresciani nell’occasione di loro
anniversari.
Ancora, per la Fondazione “Luigi Micheletti” di Brescia si avvia nel 2023 l’edizione della rivista
semestrale Studi Bresciani; nasce la prima guida storico-geografica editata coll’Ecomuseo del
Botticino dal titolo Chiese e santuari in Ecomuseo; vede la luce il volume storico per conto del
Consorzio Oglio-Mella; ancora, la Storia dell’Usci, Unione statistici comuni italiani nazionale
Presente (e futuro)
L’esplosione della pandemia da Covid-19, che di fatto ha “fermato” le comunità per lunghi e
dolorosi mesi, pur facendo registrare la flessione temporanea delle vendite, non ha “fermato”
l’attività editoriale. Soprattutto, ha permesso di sperimentare da un lato la solidarietà di molti
lettori attraverso eventi in streaming e, dall’altro, di superare le difficoltà grazie agli aiuti che il
ministero della Cultura, retto da Dario Franceschini, ha saputo mettere in campo, sia
direttamente sia con i noti (e oggi rimpianti) decreti per finanziamenti garantiti alle biblioteche
per l’acquisto di volumi. Nell’ultimo lustro, altre opere conoscono buon successo di critica e
pubblico.
Nel 2020, fra la trentina di volumi editati, le opere Il terrorismo a Brescia dopo l’11 settembre, e Fra
storia e politica. Dalla Loggia alle aule parlamentari e oltre, del senatore e sindaco di Brescia
Paolo Corsini, Dizionario storico dell’informatica italiana, frutto di impervia singolarità e
composto da oltre mille voci; la guida alla Brescia e i suoi canali sotterranei Brescia sottosopra
frutto dell’importante progetto regionale PF900.
Nel 2021 vedono la luce l’opera straordinariamente documentata Pink Floyd a Brescia. Il
concerto – di Mirko Boroni – volume di grande formato con immagini inedite, venduto in tutta
Italia; la straordinaria edizione di Mitologia benacense di Riccardo Sessa, e la raccolta dei testi
del convegno Agricoltura e sistemi ecologici della Fondazione “Luigi Micheletti”.
Diversi i volumi che hanno accolto ricerche legate ai temi risorgimentali nazionali o in chiave
locale, con la riscoperta di materiali d’archivio inediti, curati da Marco Facchetti e Gianluigi
Valotti, con introduzioni affidate a storici come lo storico Francesco Perfetti o giornalisti quali
Claudio Baroni, vice direttore del “Giornale di Brescia”. Crescono, infine, i volumi di poesie, in
opere scelte e accurate, edizioni che si susseguono con imprevista, quanto felice continuità.
Un notevole successo conosce il volume del 2022 Col senno di poi. Uccisi e bruciati dal padre, la
madre racconta la strage di Ono Degno, di Erika Patti. Il libro giunge alla terza ristampa, anche
grazie a passaggi televisivi su Rai2, Rai3, Rete4 e alle numerose e partecipate presentazioni
pubbliche tenutesi in ogni angolo d’Italia; l’opera mantiene elevata l’attenzione sulla violenza
familiare, a distanza di una decina di anni da quei tragici fatti.
Uno sguardo internazionale è offerto da Storie e leggende del Samba, del brasiliano Marcelo
Sola; dai tre volumi dedicati ai poeti russi dell’Ottocento (lingua originale e traduzione a fronte)
a cura della docente universitaria di lingua russa Pia Dusi; il volume, interamente in inglese,
Dynamic identities: an analysis, riccamente illustrato e vera guida sul tema, commercializzato in
tutta Europa, di Sergio Corini.
Si segnalano: il volume illustrato da immagini d’epoca racconta la vicenda storia della Polizia
locale di Brescia (Una reciproca fiducia, il titolo), mentre due libri fanno il punto sul turismo
gardesano contemporaneo. Frutto di una ricerca meticolosa è l’ampia opera Forme. L’industria
bresciana e il design, corredata da una accurata iconografia.
Fra le new entry nella narrativa edita da Liberedizioni citiamo Elisabetta Pierallini – già autrice di
Bompiani e collaboratrice di quotidiani e riviste nazionali – con avvolgenti romanzi di pregevole
fattura, Valentino Prandini e Lucio Vinetti con il romanzo Complotto al Saint Louis, mentre
Claudia Speziali porta al successo, ancora in essere, la sua guida di genere Storie di donne
nascoste nel volto di Brescia; come pure una breve guida alla città in dialetto romanesco, La
leonessa affatata, di Maddalena Capalbi.
Vittorio Nichilo nel 2022 con il suo Le storie dietro. I racconti del maresciallo Manassero, si
distingue con centinaia di copie vendute e il 3° posto al premio letterario milanese “Il Pavone”
nel 2023, stesso risultato ottenuto da Elio Marniga nel 2024 con la sua raffinata opera dal titolo
Lettere perdute. Si potrebbe continuare con l’edizione di diari di alpini stesi durante le guerre
mondiali; le molte opere dedicate alle vicende storiche di alcune comunità bresciane, di enti
diversi e Case di riposo (Da Nave a Pontevico ad altre ancora); la produzione di graphic novel
affidate a raffinati illustratori come Chiara Abastanotti, Michele Avigo, Mabel Morri o Igor Valzelli,
senza dimenticare i testi di studio del docente universitario Stefano Barontini, che affida alla
Casa editrice le sue diverse opere legate alla idrologia del suolo.
Recente l’esplorazione di nuove tematiche affidate ai nostri libri, dall’ecostoria alla ricerca
spirituale, dalla storia dello sport a testi teatrali contemporanei, alla memoria di eventi tragici,
dall’esodo dalla ex Jugoslavia con Fulvio Casagrande, alla memoria della Strage di piazza della
Loggia con la attenta ricerca di Flavio Ferri.
Iniziano a rendersi evidenti le ripetizioni dei nomi di alcuni autori, mentre altri sopraggiungono
dopo precedenti esperienze editoriali esterne. Sono infatti diverse decine le autrici e gli autori
che da noi editano più opere nel corso degli anni. Si manifesta cioè la complicità con persone
che non si conoscevano e che si crea grazie alla “non-delusione”, per dirla con Roberto Calasso
di Adelphi, che gli autori mostrano di apprezzare rispetto al lavoro editoriale e di promozione
delle loro opere, e sulle quali costruire una tacita alleanza anche di lungo periodo.
Così i numerosi titoli editati di recente testimoniano come, per Liberedizioni, il libro continui a far
parte a pieno titolo della contemporaneità, sempre in grado di intercettare la domanda di
lettura presente anche nelle comunità geograficamente marginali, nelle scuole o nei luoghi
delle difficoltà, e di consentire momenti di svago come di aiuto nell’interpretare e leggere la
realtà in cui si vive consapevolmente.
Intenso è il rapporto intessuto con gli istituti scolastici del territorio, dove Liberedizioni ha tenuto
e tiene incontri e lezioni di editoria. E, a partire da maggio 2023, la Casa editrice organizza a
Gavardo la rassegna editoriale “Un Ponte di Libri”, con autori di rilievo nazionale: fra gli altri
Gianfranco Pasquino, Giovanni Grasso, Stefano Massini, Giorgio Lamberti, Francesco Moser, Rosa
Teruzzi, Emiliano Bezzon e molti altri ancora; esperienza ripetuta con successo, sempre nel 2023,
a giugno, anche a Desenzano del Garda, con la rassegna “Un Lago di Libri”.
Il numero di edizioni si stabilizza fra le 46 opere del 2021, le 49 dell’anno seguente e le ulteriori 48
del 2023, oltre a non poche ristampe di altri volumi esauriti. Col primo semestre 2024, è stata
largamente superata la soglia di 700 titoli.
Numeri che già il ritmo assunto dal 2024 prefigura in crescita e che, ancora una volta, sono
frutto di quelle modalità ultra-venticinquennali che Liberedizioni ha inteso perseguire con
costanza e libertà, accogliendo scritti – romanzi, saggi, poesie – di autori giovani o già esperti,
narratori, illustratori o ricercatori, per man-tenere intatta la valenza stessa e disgiunta del
proprio nome. Nell’idea mai dismessa che Liberedizioni, nel suo piccolo, abbia alimentato in
molti lettori la familiarità col libro e consolidato l’abitudine alla lettura.
Per sollevare i piedi sopra una pila di volumi e cercare di capire com’è fatto l’orizzonte.
