Il terrorismo a Brescia dopo l'11 settembre
Il terrorismo a Brescia dopo l’11 Settembre
Una mappatura di radicalizzazione e prevenzione
tra città e provincia
Il territorio bresciano ha da tempo adottato buone prassi nei confronti dell’accoglienza dei migranti e continua ad alimentare un costante e proficuo dialogo interreligioso.
Ovunque, però, in ogni angolo del mondo, si registra la presenza di singole cellule o lupi solitari -
terroristi e fiancheggiatori che agiscono in maniera autonoma - in grado di perpetrare il disegno mortale del sedicente Stato Islamico.
La capacità di attrarre a sé intere schiere di combattenti stranieri ha fatto sì che la minaccia potesse proliferare in maniera orizzontale,
espandersi e radicarsi pure nelle principali periferie delle grandi città europee.
In particolare, la questione del reducismo - i combattenti stranieri che all’indomani della sconfitta militare cercano di rientrare in patria
- così come quello della radicalizzazione, rimangono oggi più che mai due problemi aperti, per i quali fornire al più presto risposte fattuali e concrete.
Partendo dall’analisi locale, in un processo bottom up, si deve cercare d’identificare quali siano le reali determinanti
che spingono un soggetto a radicalizzarsi e a passare all’azione, sebbene i numeri, fortunatamente ,
rimangano esigui. Ciò per fornire dati quantitativi e qualitativi che possano essere utili alla elaborazione di una strategia comune,
a politiche di deradicalizzazione che vedano positivamente coinvolti una pluralità di attori sociali, come già oggi accade
per Brescia, poiché il problema, dal solo punto securitario, rimarrebbe irrisolto.
Ed è ciò che questo volume si prefigge di fare per il nostro territorio.


